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IL GRECHETTO STORIA DI UN VITIGNO I primi di Dicembre 2002 ho ricevuto l'analisi del DNA di un gruppo di vitigni che potevano essere compresi nella famiglia del Grechetto e del Procanico, vuoi per sinonimia, vuoi per somiglianza. Il risultato
ha confermato scientificamente quello che avevamo intuito da molti
anni di coltivazione e vinificazione di queste due varietà:
il Grechetto Poggio della costa ed il Procanico da noi coltivati sono
differenti da ogni altra varietà. Dato
che queste due varietà, come spiegherò in seguito, sono
state prelevate nel 1970 da una azienda dell'orvietano, ho voluto
partecipare la notizia ai più importanti viticultori di questa
zona. Sono stato invaso da una frenesia di raccogliere il più rapidamente possibile tutte le informazioni sulle varietà coltivate in zona, intervistando i più vecchi viticultori o miei collaboratori ancora in grado di trasmettermi notizie di ogni tipo, relative a questo argomento, per raccoglierle e trasmetterle a chi sarà interessato. Dato il limitato tempo che posso dedicare a questo piacevole impegno, continuerò man mano l'aggiornamento di queste pagine: scusatemi quindi se non vi sembreranno con una struttura completa e sequenziale. Quando iniziai a seguire la tenuta di famiglia, questa era condotta a mezzadria e suddivisa in ventuno poderi. Secondo questo tipo di contratto, ogni podere era una piccola fattoria indipendente che produceva tutto il necessario per la vita della famiglia colonica e per l'economia della proprietà. Si coltivavano vite, olivo, grano e cereali minori (avena ed orzo), favino, granoturco, broccoli, erba medica, bolognino: quasi tutto finalizzato all'allevamento bovino (di razza Chianina), suino e spesso ovino, per avere un po' di pecorino e ricotta.
La vite era maritata allo "stucchio" (acero) come da tradizione etrusca, favorendo così il pascolo libero del bestiame nei prati sottostanti e riducendo gli attacchi di peronospora ed i danni delle gelate, con la maggior ventilazione. I lunghi tralci venivano raccolti in "trecce" di due o tre e curvati ad arco. Si usava anche collegare le piante tra di loro con lunghi tralci (le "tirate") potati a cordone speronato e rinnovati spesso.
Le varietà erano solo quelle tipiche della zona, selezionate in tanti anni certamente per la migliore resistenza agli agenti patogeni e per la qualità del vino che producevano: il Procanico, il Verdello, la Malvasia, il Grechetto, il Sangiovese, l'Aleatico rosso, la Svagarella ed il Viterbese (ad acino grosso e buccia spessa, che veniva appassita in forno e utilizzata per i "sanguinacci"). Nelle poche occasioni di festa nel podere (matrimoni, battesimi, cresime e per la trebbiatura del grano) era motivo di orgoglio per la famiglia, offrire buon vino durante il banchetto. Il Grechetto
ha una maturazione precoce dunque veniva vendemmiato per primo; in
cantina gli era riservato un cisternino e non veniva mescolato alle
altre varietà. Per questi motivi potei apprezzare tutta la ricchezza di questa varietà e nacque il mio amore per il Grechetto. Negli anni '60 alcuni poderi vennero abbandonati dai mezzadri e nel 1961 vennero piantati i primi vigneti specializzati dell'Umbricolo, tutti di Sangiovese, perché il mercato chiedeva uve rosse.
Nell'autunno del 1967 piantai tre ettari di vigna bianca, in località Umbricolo (l'Umbricolo è il nome del casale, in stile toscano, al centro di questa fotografia) ed a settembre dell'anno seguente le innestai a "gemma dormiente", prelevando le gemme dalle migliori viti dei dintorni che, avendo ancora l'uva, potevano facilmente essere selezionate. L'incaricato alla selezione era il cantiniere, Domenico Corsi detto Mecone, che aveva un'ampia conoscenza dei vigneti di tutta la zona di Civitella e Castiglione. Per questi innesti prelevò i tralci dalle viti di un podere dei Signori Sensi subito sotto le Case Nuove il cui mezzadro si chiamava Caciolla. Nel 1970 piantai quindici ettari tutti di uva bianca e, non avendo la possibilità di innestarle direttamente, utilizzai viti del Vivaio Conti di Orvieto: erano Procanico, Trebbiano, Malvasia e Grechetto. Il Signor Conti mi disse che era solito prelevare i tralci dalla tenuta Le Velette. Questo Grechetto venne utilizzato per un ettaro del vigneto Poggio della Costa, gli altri due erano di Malvasia e Trebbiano. Il Procanico venne piantato nei sei ettari del vigneto Sartei. Nel 1974 piantai i dodici ettari del vigneto "Tragugnano" dei quali circa uno con Grechetto fornitomi dai Vivai Rauscedo: grappolo grande simile al Caciolla Nel 1979 piantai il vigneto "Alessandro" con Trebbiano, Canaiolo Bianco e Grechetto tutto fornitomi dai Vivai Rauscedo: questa volta mi fornirono il Grechetto grappolo piccolo.
Il Trebbiano venne poi reinnestato a spacco con Grechetto del vigneto Poggio della costa, confinante. Nel 1989
piantai il vigneto "Mecone" di quattro ettari e mezzo dei
quali due a Grechetto, sempre forniti dai Vivai Rauscedo: questa volta
ricevetti un mischietto composta da Grechetti vari, Verdicchi e Trebbiani.
Riassumendo, sino al 1992 erano disponibili i seguenti tipi di Grechetto: Caciolla, piantato all' "Umbrico", Vivai Conti, piantato al "Poggio della costa", Vivai Rauscedo grappolo grande, piantato a "Tragugnano", Vivai Rauscedo grappolo piccolo, piantato ad "Alessandro" ed un misto sempre di Rauscedo al "Mecone". Le quantità di uva prodotte dai singoli appezzamenti erano sempre sufficienti a generare almeno una cisterna di vino ciascuno quindi fu facile seguire, di vendemmia in vendemmia, le caratteristiche dei vini generati. Le diversità
furono presto evidenti: tutti vini nettamente superiori alle altre
varietà ma il "Poggio della Costa" generava un vino
con un inconfondibile intenso aroma che non si riscontrava nei vini
prodotti dagli altri Grechetti. Nel 1992
decisi di piantare separatamente ma nello stesso appezzamento, circa
400 viti dei vari Grechetti. Nel 1992 piantai il primo ettaro di Grechetto al "Colle" fornendo i tralci, selezionati dalle viti del Poggio della costa, ai Vivai Guillaume. Come portainnesto usai il 420A ad un sesto di 2,5 x 0,8 corrispondente a 5000 piante ad ettaro; potato a guyot Uno dei
pregi del Grechetto e la sua buona resistenza al Mal dell'esca, in
tutte le sue varianti. Le viti di questa varietà, paragonate ad esempio alla Malvasia toscana ed al Trebbiano, hanno un accrescimento del legno assai ridotto e questo risulta più compatto. CONTINUA LA SELEZIONE In tutti i vigneti di Grechetto, a fine estate 2004, ho iniziato a contrassegnare con vernice rossa le viti che non rispondono alle caratteristiche del clone Poggio della Costa. Il sig. Sergio, dei vivai Guillaume, ha fatto da maestro per la selezione (nella foto segna una vite di Chardonnay). Di anno in anno potrò disporre di materiale per la riproduzione sempre più puro.
Continuerà
Sergio Mottura |
La Tana
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